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ualche giorno fa, un gruppo di “Cavalieri della Luce” e di simpatizzanti di “Nuovi Orizzonti”, mi ha chiesto di condividere con loro l’esperienza di un pomeriggio di ritiro spirituale. Ho accettato volentieri e ho chiesto loro su quale tema volessero che preparassi la mia meditazione. “Sergio, parlaci della tenerezza di Dio!”Il cuore mi ha sussultato: la tenerezza di Dio? Ecco un tema meraviglioso da esplicitare non solo da un punto di vista teorico e teologico ma soprattutto esistenziale ! La tenerezza richiama direttamente alla coscienza sensazioni piacevoli, momenti di amore vissuto… esperienze intense che non si dimenticano. E il Dio di Gesù Cristo, è un Dio di tenerezza infinita.
Eppure, dopo due millenni di cristianesimo, il concetto di Dio come un padre tenero, trova ancora difficoltà ad essere compreso e accolto. Dio è ancora per i più un essere trascendente, una risposta più o meno ovvia agli eterni quesiti della metafisica… in fondo l’esperienza di un Dio – Abbà ci resta ancora lontana. Certo chiamiamo Dio “Padre” ma questa paternità, come il concetto stesso di Dio ci appare astratta. In fondo il concetto di un Dio lontano dagli uomini … di un Dio risposta razionale alle domande razionalmente irrisolvibili non è mai tramontato. Ricordo ancora quando a me bambinetto di otto anni che si preparava alla prima comunione (nel 1972!) la buona catechista (la signorina Maria Ciaffi di Subiaco) faceva imparare a memoria: “Dio è l’essere perfettissimo creatore e Signore del cielo e della terra” . Certo una risposta teologicamente ineccepibile .. ma davvero Dio è solo l’essere perfettissimo? Davvero il concetto di Dio si esaurisce qui?
Non se ne abbia a male la mia buona catechista (oggi in cielo!) e con lei tutta quella pedagogia catechetico- dogmatica tanto esatta quanto fredda… ma da sacerdote e da teologo dilettante oggi quella definizione non mi basta più …non la penso più così.
Io ho conosciuto un Dio che, prima di essere: motore immobile, causa incausata, essere necessario, idea sussistente del bene…postulato della ragion pratica è essenzialmente un papà tenerissimo. Una tenerezza la sua che, non solo è contenuto principale della Rivelazione, ma che sperimentiamo concretamente – oso dire fisicamente – nella nostra quotidianità. Non è un caso che l’ebraico (la lingua della Bibbia) esprima il concetto tenerezza usando il termine rahamin, un plurale che significa concrtetamente seno materno. La tenerezza, anche quella di Dio, indica pertanto l’atteggiamento della madre verso il frutto della propria carne, non un amore ideale e platonico ma viscerale, fisico. Dio è naturalmente asessuato e pertanto, nella sua somma perfezione, egli riassume in sé stesso la supereminenza del’amore : non è solo padre ma è anche madre: “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro ti dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai”(Is.49,15).
Fin dal racconto della creazione, la S. Scrittura mostra una costante attenzione ad esprimere, con l’atteggiamento tenero e affettuoso di Dio verso l’uomo manifestato con le parole e con i gesti. A me fa sempre impressione quel grido terribile di domanda che Jwhè Eloim, ferito nel suo amore (mi si perdoni il linguaggio analogico), alza nel giardino dell’Eden cercando Adamo peccatore : “Dove sei?” (Gn 3,9) E’ il grido di dolore che attraversa tutta la Storia. e che riassume l’atteggiamento di Dio che si fa “pezzente” (dal verbo latino pètere = chiedere) verso ciascun uomo che vive lontano da lui.. in ogni situazione di inferi. La storia d’Israele, la rivelazione profetica, l’incarnazione del Verbo, il mistero pasquale di passione morte e Resurrezione di Cristo non sono altro che un esplicitarsi della ontologica tenerezza di Dio. Accennavo sopra che la tenerezza comprende un aspetto anche fisico: pensate solo alle “coccole” che i genitori rivolgono ai loro bambini. Credo che Dio in Gesù ci abbia voluto donare anche questa fisicità nell’ineffabile sacramento della SS. Eucaristia. Ogni volta che attraverso il Sacramento facciamo comunione con Cristo ci viene dato non di abbracciarlo…toccarlo… ma di fonderci con Lui e attraverso di lui, di sentire “fisicamente” l’abbraccio tenerissimo dell’Unitrinità. La Presenza Eucaristica di Gesù nei nostri tabernacoli è presenza reale/fisica e la nostra preghiera di adorazione è pertanto …ricevere e dare tenerezza “divina”.
Una diffusa corrente di spiritualità, derivata da una visione teologicamente troppo limitata della soteriologia, ha visto spesso una sorta di dicotomia all’interno della Trinità: Il Padre era mostrato come un Dio sanguinario, bramoso di vendicarsi del peccato dell’uomo, esigente di un sacrificio cruento capace di ripagarlo dell’offesa subita, mentre il Figlio era visto solo come l’oggetto di questo sacrificio… la vittima espiatrice che libera l’uomo dall’ira dell’Onnipotente. Il mistero dell’Incarnazione è invece una ‘storia d’amore’,e di tenerezza Trinitaria è auto donazione del Figlio fattosi uomo, vissuta alla luce del Padre che è Dio e in piena comunione col Padre (Cfr Gv 14). Il Crocefisso è pertanto icona della tenerezza dell’Unitrinità he coinvolge e avvolge l’intera umanità. Dio ci ha creati non per essere gettati nell’inferno come oggetti di peccato e di morte ma, e cito ancora il catechismo insegnatomi a memoria dalla signorina Maria “per amare e servire Dio in questa vita e per goderlo eternamente nell’altra”. Il fatto che l’uomo sia capace di tenerezza consegue dal fatto che egli è creato ad immagine e somiglianza di Dio, l’infinita tenerezza e tale creazione non è un atto necessario ma..un tenero atto d’amore. Ecco allora che una concreta esperienza e coscienza della tenerezza di Dio ci pone ad agire su due dimensioni: verticale (nel rapporto con Dio Papà) ed orizzontale (nel rapporto fraterno con ogni altro uomo).
Il papà di Nuovi Orizzonti, l’indimenticabile vescovo Salvatore Boccaccio, amava sintetizzare in questo breve paradigma lo scopo stesso della pastorale della Chiesa “Dio ti ama e ha mandato me per fartelo sapere”. In fondo anche Il nostro carisma nasce da questa esigenza. Portare la gioiosa notizia della tenerezza di Dio a tutti i fratelli che, non conoscendo la tenerezza appassionata di “Abbà”, vivono nelle tenebre della morte (cfr statuti n.4; 17)… far sapere a tutti che la tenerezza di Dio è più grande di ogni nostro peccato e di ogni nostro limite. Giuseppe Ungaretti, in una sua bellissima poesia (“Mio fiume anche tu”, 1946) così scrive rivolgendosi a Gesù :
Fa piaga nel Tuo cuore
La somma del dolore
Che va spargendo sulla terra l’uomo;
il Tuo cuore è la sede appassionata
dell’amore non vano.
E’ per curare questa ferita nel cuore di Cristo – che è il cuore umano di Dio tenerezza – che la nostra Chiara ha intuito, iniziato e diffuso Nuovi Orizzonti. A tutti noi, piccoli della gioia, cavalieri della luce… simpatizzanti del carisma, l’augurio di aprirci all’esperienza della tenerezza di Dio e l’impegno di esserne strumenti appassionati ed instancabili. Dio ama ogni uomo… manda noi per farlo sapere!