Il giardino di don Salvatore di Fabiana Chini

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Pensiero per don Salvatore

Aveva tanti amici don Salvatore, tanti quante sono le varietà dei fiori di un giardino meraviglioso. A ripensarci mi vengono in mente le parole di Gesù: «In verità io vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».
I suoi amici sono di tutti i tipi: ricchi, poveri, intelligenti e semplici, gagliardi e disabili, uomini, donne, ragazzi, bambini, santi e peccatori, sani e malati, papi o  parroci di piccoli paesi, grandi politici, giornalisti, intellettuali, scienziati, poveri analfabeti e spiantati che non trovano un posto nel mondo.
E' uscito dal tempio don Salvatore perché il suo vero tempio era il cuore di ogni persona che incontrava. Ci ha voluto bene e siamo diventati la sua famiglia. Non siamo mai stati perfetti e lui lo sapeva, ma ha cominciato a volerci bene così com'eravamo eppoi ci ha portati fino a Gesù.  Io l'avevo soprannominato il Buon Pastore perché per me è stato tale. Da lui ho ricevuto tanto e in cambio non ha mai chiesto niente, se non che fossi una persona fedele a Gesù., ma quello era già ciò che desideravo. Abbiamo riempito la sua vita e lui ha colmato la nostra con la sua tenerezza, squisita, delicata, come delicata era la sua anima anche se nascosta dietro a un carattere vulcanico. Il the davanti al fuoco, i santini del Papa con Gesù Risorto, un posto a tavola con lui e tutti i sacerdoti, anche se mi vergognavo perché ero l'unica donna, assaggiando il vino rosso che lui non poteva bere per fargli sapere com'era eppoi fargliene assaggiare un po' ; gli dicevo: lascia stare i medici e assaggiane un goccio che è proprio buono. Ricordo ora la Comunione a Cana, in Galilea, fatta con il pane vero e il vino comprato lì. Il suo sguardo mentre porgeva il pane intinto nel vino non lo dimenticherò mai: era colmo di bontà, ci porgeva il pane con tutto l'amore possibile e con un filo di voce recitava la frase consueta, ma unica: il Corpo di Cristo... E una luce gli brillava negli occhi inteneriti. Eravamo i suoi amici, tanti, un gruppo foltissimo e lui era felice perché lo ascoltavamo tantissimo mentre ci raccontava tutte le cose che sapeva o che aveva imparato negli altri viaggi.
Don Salvatore è un po' come la cometa che brilla sopra alla capanna di Gesù Bambino perché ci porta fino a Lui e non ci fa pesare le sue fatiche. Lui Gesù l'ha conquistato a forza di studio, lavoro, meditazione della Parola, penitenze quando gli scappava qualche scintilla. Si, don Salvatore ha anche chiesto scusa quanto si è accorto di aver ferito qualcuno in un momento d'impulsività, specie quando la salute non era un granché. Dagli occhi di don Salvatore è passato il Cielo, dritto nei nostri dolori, nelle nostre solitudini, nelle nostre paure. La sua presenza era fonte di gioia perché il bene che ci voleva era vero e perché lui aveva già vissuto tante cose che a noi ci angustiavano. Ci capiva in un nanosecondo eppoi arrivava la battuta, in verità serissima, che ci faceva sorridere e la vita era più bella.
Mi sono distratta un “attimo” e don Salvatore era già partito per la Casa del Padre, lasciando un dolore che quasi toglie la ragione se non fosse per la forza titanica della fede in Dio e nella Vita Eterna. Io non c'ero e non so perdonarmi, ma il mio bene profondo non l'ha mai lasciato un attimo e proprio come le comete che illuminano il cielo, continua a cercarlo nell'Oltre in quella Luce colma di beatitudine dove spero di incontrarlo un giorno. Intanto vive in me, nelle cose belle che mi ha insegnato, nelle bontà ricevute, nelle piccole e grandi gioie delle giornate vissute insieme. Mi ha dato tanto, così tanto che le parole non bastano
20.10.09 - Fabiana