20 Settembre 2010
S.E. Mons. Salvatore Boccaccio
(in occasione della grave Malattia e della Morte di Giuliana Spigone. Responsabile generale delle Oblate Apostoliche, Pro Sanctitate)
Roma, 28 aprile 2007
Non credo che sarà facile per me parlare, perché l’onda dei ricordi e delle emozioni si affolla; è chiaro che questo crea tensione e contemporaneamente uno stato di grande, profonda sofferenza.
Tuttavia gli spunti della Parola di Dio devono essere raccolti per non sciuparli, e vi dico che in questo momento il Signore è con noi.
Mi sembrava interessante questo sotto la croce di Gesù c’erano… Ora S. Pietro ci ha detto: guardate che se non partecipate alla croce del Signore non partecipate alla sua gloria e, al positivo, se partecipate alla croce del Signore, parteciperete alla sua gloria... È centrale questa esperienza di Pietro, tanto che viene chiamata, in un libro del Card. Martini, PIETRO, “Il punto centrale, il segreto di Pietro”. Pietro ha un segreto, ed è quello che lui ha scoperto: dalla croce alla gloria, attraverso la vita quotidiana. E allora stavo pensando che sopra la croce, oggi, quel Gesù continua a esserci, e continua a essere la forza per ciascuno di noi, a sostenere il cammino che Lui compie per noi sopra la croce. Sulla croce rimane Lui, sotto la croce ci siamo noi.
Ora, se andassimo a fare un esame filologico del termine koinonète,(?) che in italiano è tra-dotto “partecipate”, potremmo capire che cosa significa questo termine che Pietro usa. Ed è impres-sionante, perché usiamo koinonìa come momento di comunione, momento di fraternità anche gioio-sa, tant’è che tutta la zona dei Greci, la cultura greca, la grande cultura greca, coltivava la koinonè nel senso dell’unione, della comunione. E noi tuttora usiamo parlare di comunione come traduzione di koinonè. In realtà è un termine dal significato molto più profondo, che io ho tradotto, in italiano: “partecipare a qualcosa incarnato dentro l’altro”. Non “accanto” all’altro, ma “dentro” l’altro. A volte lo sentiamo come un momento mistico, in realtà deve essere un momento reale, fisico, dentro la croce di Gesù. O entriamo dentro la croce di Gesù, una cosa sola con Lui crocifisso, o corriamo il rischio di essere coloro che sono “accanto a Lui”.
L’essere accanto a Lui è già una grazia, ma non è tutto. Ci viene chiesto di essere “Dentro” di Lui. Se non entrate nella sua croce non potete entrare nella risurrezione, perché chi risorge non è quello accanto; è Lui. E noi con Lui. Il fatto è che noi stiamo all’esterno, stiamo accanto a Lui, do-vremmo invece stare dentro.
Sono stato appena appena qualche minuto accanto a Giuliana. Abbiamo ripercorso in due minuti e mezzo, una vita che abbiamo vissuto anno dopo anno, momento dopo momento, da quando lei era appena novizia e io “noviziotto”, come scherzavamo, con fratello Antonio e fratello Alberto. E poi via via il cammino, Via Spada, Sant’Andrea, Largo Arbe.
È stato un cammino di fedeltà, un cammino di vita spirituale, interiore, di grande fiducia.
Quando venivo e potevamo parlare un po’, certo era faticoso perché si trattava di affrontare una vita nell’eroismo, con tutte le riottosità mie, sue, nostre, vostre e, tutte le sere, mi arrivava la te-lefonata, e diceva: grazie.
Una vita così compendiata in due minuti e mezzo, pure troppi, per raccontarci le magnalia Dei, le grandezze di Dio.
Sotto la croce di Gesù c’erano quanti diventavano partecipi della sua passione e morte e ri-surrezione. E c’era Maria. Gesù, in un impeto di tenerezza, dice: “Donna, questi sono i miei amici, i miei fratelli, sono tuoi figli”. E a Giovanni dice: “Guarda, questa è la mia mamma e la tua mamma”. E Giovanni la prese con sé.
Anche questo non è allegorico, è reale, perchè c’è questa consegna che indubbiamente nostra sorella sta facendo, una consegna alta, che dimentica se stessa. Il suo Signore sta lì.
A Lui è stato chiesto tutto e Lui l’ha bevuto tutto, il calice, fino in fondo. Ha gridato: “Per-ché mi hai abbandonato?”. Il Padre ha sorriso e non s’è mosso, perchè l’uomo perfetto che doveva uscire da quella esperienza non poteva essere edulcorato. Nessuno di noi ha diritto di avere una cro-ce edulcorata.
Vi potrei dire tante altre cose, però a questo punto mi sembra importante che ci sia una con-segna: Ecco tua madre; e naturalmente essendo nati dalle braccia affettuose di Maria, la Madonna della Fiducia, Gesù a Lei consegna me, te, noi, Giuliana. Gesù ci consegna a Maria, e a noi dice di non abbandonare mai il modello Maria, il modello di un’Oblata che si dona, di un’Oblata che è ma-dre del sacerdote che lei porta in braccio gioiosa. E Maria continua a diventare il modello della no-stra santità.
Per il resto, ho detto anche troppe parole, e quindi per il resto è Gesù che parla, il suo amore, la sua morte, la sua risurrezione. L’Eucaristia è il mistero della morte e della risurrezione del Signore e di noi con Lui.
Amen.
DIALOGO EUCARISTICO
Ti ringraziamo, Signore, perché ci hai chiamati da ogni parte, da ogni ceto, da ogni situazio-ne, come a Te è piaciuto, perché fossimo sempre con Te, perché avessimo la gioia di partecipare alla tua vita e diventare Te.
Ci hai dato come modello Maria, nella nostra vita ci hai messo accanto un ‘Padre’ e, miracolo dei miracoli, ci hai messo accanto fragili creature che, vivendo secondo quel modello, sono di-ventate, come diceva il Vangelo, madre, sorella.
Noi Ti ringraziamo, perché una meta così alta, non poteva essere che dono del tuo amore.
Ci chiedi di non aver paura, di prendere il largo, di annunciare a tutti quanto è grande il tuo amore e non annunciarlo con le parole, ma con una vita che allarga gli orizzonti e getta le reti per la pesca.
Noi non siamo custodi di barche vuote, siamo pescatori di uomini e con Padre Guglielmo, con Maria nostra Madre e tutti quelli che in qualche modo sono padre, madre, fratello e sorella con noi, possiamo continuare e compiere la tua missione.
Aiutaci a non chiudere il cuore, a non pensare “in piccolo”, fa’ che riusciamo, Signore, a pensare “alla grande”, che usciamo finalmente dal tempio, dal tanfo delle sacrestie, dalla chiusura dei pensieri, dalle appropriazioni indebite del Magistero; usciamo all’aperto e, come nostro ‘Padre’ ci ha insegnato, ed è diventato il suo stemma, prendiamo il largo, perché soltanto Dio ci può fare pescatori di anime sante.
Grazie, Gesù. Te lo diciamo con tutto il cuore.
Amen.



