29 Giugno 2010
Giuliano di Roma, 23 Agosto 2006 - Nelle esequie di Domenico Celenza
Omelia del Vescovo Boccaccio dalla lettera ai Romani, 8 35-39 Vangelo di GV 12, 24 -27 - estratto dai documenti originali
All'inizio: saluto ed invito alla capacità di fare silenzio orante per rispettare il dolore di tutti.° E' infatti i dolore e lo sgomento di una città che serra la nostra gola e non lascia il tormento intimo: non potrebbe esserlo: quanto asbbiamo pregato!
° Le domande si rincorrono e si accavallano .... Ma tutto sembra tacere...addirittura sembra che le stelle -lassù - stiano solo a guardare ed un senso di rabbia, di amarezza ci riempie.
° Non è il dolore di una giovane sposa, non è il pianto accoratao di una madre straziata, non il pianto ignaro ed innocente di un bambino, così piccolo e indifeso e già con tanti problemi.
Qui -oggi - siamo in ballo tutti perché ciascuno di noi sa di essere padre, madre, sposa, figlio... e trema.
Ed il pensiero si allarga al dolore sordo del mondo nelle sue violenze, ingiustizie, lacrime, cinismo...Ma siamo davvero abbandonati? Che nessuno pensa a noi?
° Il Vescovo non ha le risposte prefabbricate! Anche lui "annaspa nel dolore" aggrappato alla sua fede: ma si sente solo.
° Ho bisogno di voi, popolo di Giuliano che amo e stimo, perchè preghiate con me alla ricerca della luce.
Credo che una prima risposta ci venga da San Paolo: " Chi ci separerà dall'amore?...." e Paolo descrive una lettura oggettiva e vera degli eventi che ci assalgono: tribolazione, angoscia, persecuzione , fame, nudità, pericolo, spada...e ci aiuta così a capire una cosa fondamentale che tutti questi elementi nella nostra storia personale e collettiva,comunque ci sono e, sebbene in gradi e modalità diverse, ci riguardano direttamente.
Assieme, naturalmente, anche se Paolo non li nomina, sono presenti gioia, festa, benessere, salute...ed ogni cosa bella e buona che fa parte della nostra vita e che accettiamo senza difficoltà.
Mentre, la serie di contraddizioni dolorose - che abbiamo appena elencato - ci affliggono ed hanno il potere di farci perdere la pace, la serenità, l'amore stesso di Dio ( Ho sentito dire: ma io mi levo dalla fede, per quello che serve...e così riduciamo Dio ad una carta di assicurazione contro il dolore e gli incidenti....)
E' evidente che ci domandiamo , angosciati e dubbiosi, ma se Dio è davvero nostro Padre perché il dolore, la sofferenza, la croce,la morte? Lui dov'è? Che fa? Perché non interviene?
( Il vescovo a questo punto offre una breve catechesi su Gesù Crocifisso e Maria sotto la croce, prendendo spunto dal dolore del Signore per garantire a tutti che Dio non dà lala certezza che ad essere nella fede esime il cristiano dal dolore, dalla malattia, dalla morte: se fosse stato così, perchè la Croce di Gesù?)
Vuol dire allora che le sofferenze di queste due meravigliose creature, non indicano certo maledizione, abbandono, dimenticanza....da parte di Dio. Ma , molto più semplicemente, che la loro e la nostra storia è intrecciata di gioie, dolori, attese, delusioni: Lui, Dio, non interviene -non potrebbe - ma si mette accanto a noi e piange e soffre con noi e vuole il nostro fiducioso abbandono in Lui. Certo non ci lascia e ci segue con la sua misteriosa provvidenza.
(Quando è morta mia mamma ho detto scioccamente perché proprio a me? Ma, poi, riprendendomi, molto più seriamente ho detto "e perchè per un altro si, per me no?)
Rita, Mamma: quanta fede per dire "nel mio dolore Dio non mi abbandona, è accanto a me come lo è stato con Maria! Non lo capisco, Padre Santo- come sono difficili i tuoi sentieri- ma mi fido perché tu sei mio Padre!"
Quanta fede! Grazie dell'esempio che ci date.
Mamma: quando ti è nato Domenico hai fatto tanta festa era la gioia degli occhi tuoi, come per Maria a Betlemme. Ora lo hai in braccio come Maria sotto la croce. La fede di Maria non si è mutata da Betlemme al Calvario...non la mutare neppure tu.
Rita. Quando hai sposato Domenico che felicità! Quel giorno le letture dicevano: "mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio: perché forte come la morte è l'Amore. Tenace e incontenibile la passione. Le grandi acque non possono spegnere l'amore ed i fiumi travolgerlo..."
Oggi le letture dicono "che ci separerà mi dall'amore che ci lega e ci fa uno?"
No, niente e nessuno mai potrà separarci: non la fame, la spada, il pericolo, la persecuzione, le altezze, le potenze e nessuna altra creatura potrà mai separarci:
Rita, ti giuro, qui dall'altare di Dio, che queste parole sono per sempre: davvero niente e nessuno mari potrà dividervi: Tu, Domenico e Alessio.
E tu diventi una sconcertante profezia a Giuliano e al mondo che non hai subito una disgrazia, non sei da compatire, Dio non ti ha abbandonata ma, anzi, tu sei una testimone vivente che tutto ciò che accade - se vissuto con Dio - diventa dono al punto di dire con Gesù e con Maria " grazie papà"!
Se il chicco di grano caduto in terra non muore, porta grande frutto... ma se si ribella, non vuole... sarà un chicco sterile, inutile a tutti. E tuttavia, anche per lo stesso Gesù è un momento terribile dice infatti; Ecco è giunta l'ora... Padre, ti prego, passi da me quest'ora!" Ma lo stesso Gesù, subito dopo soggiunge: "ma se è per questa ora che sono venuto, (l'ora di ciascuno di noi, l' adesso e nell'ora della nostra morte dell'Ave Maria), Padre sia fatta la tua volontà!"
Fratelli Giulianesi, questo episodio di Domenico sta certamente cambiando il nostro modo di ragionare troppo umano: vi scongiuro per non rendere vana o impoverita la morte di Domenico, entrate anche voi nell'atto di fede e, comunque, anche se ancora non lo comprendete, dite "Grazie Papà!
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+ Salvatore, vescovo



